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Dire, Fare, Donare - Uno spettacolo di Self-Theatre per raccontare la Donazione


Dire, Fare, Donare - Uno spettacolo di Self-Theatre per raccontare la Donazione


Cliente: FONDAZIONE BANCA OCCHI

Allegati

Descrizione: Intervista a una protagonista
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Video: intervento del Direttore Fondazione Banca degli Occhi del Veneto

Video: una scena dello spettacolo


"Dire, fare, donare", evento conclusivo del Progetto Shakespeare messo in scena il 26 maggio 2007.


Il 26 maggio 2007 si è aperto il sipario sullo spettacolo teatrale Dire, fare, donare rappresentato al Centro Congressi “Papa A. Luciani” di Padova. La rappresentazione è stata la fase finale di un percorso formativo, denominato Progetto Shakespeare, portato avanti da EIDON, Centro di Formazione e Studi della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto e Agenzia di Formazione del Sistema Regionale Trapianti Veneto, in collaborazione con Te.D.-Teatro d’Impresa®, azienda di consulenza in ambito di formazione e comunicazione che opera integrando le tecniche formative tradizionali con quelle dell’arte teatrale e che ha curato la sceneggiatura e la regia dello spettacolo.

L’iniziativa è nata dall’esigenza di realizzare un progetto formativo con metodologia esperenziale che coinvolgesse gli operatori dei Coordinamenti Locali del Sistema Regionale Trapianti del Veneto, quotidianamente impegnati nelle attività che costituiscono il processo di donazione di organi e tessuti a scopo di trapianto, e che avesse un forte impatto comunicativo raccontando in maniera originale il loro lavoro.

L’iter formativo del progetto ha previsto il coinvolgimento dei partecipanti nella stesura del copione con la scrittura di canovacci basati sui propri vissuti professionali. Sono seguite delle giornate di training teatrale sotto la guida dei FormAttori di Te.D.-Teatro d’Impresa® per apprendere l’arte scenica coinvolgendo i partecipanti mediante tecniche ludico-teatrali esperenziali e capaci di attivare contemporaneamente la mente, le emozioni e il corpo. Anche lo svolgimento delle prove generali per la messa in scena del copione ha avuto un’alta valenza formativa perché l’allenamento alla scena aiuta a conoscersi meglio e a conoscere meglio il lavoro degli altri stimolando dunque la creazione di un team positivo e collaborativo in grado di sviluppare al meglio competenze di comunicazione, di ascolto-attivo e di empatia migliorando la capacità di fare un buon feed-back, di scoprire e sfruttare le proprie potenzialità e di trovare soluzioni alle criticità vincendo le insicurezze.

La parte comunicativa aveva come scopo principale quello di raccontare la storia di tutto il processo di Procurement, cioè delle attività necessarie al reperimento di tessuti e organi adatti al trapianto, sottolineando gli aspetti tecnici e al tempo stesso profondamente umani del processo, le difficoltà incontrate e i traguardi raggiunti nella vita quotidiana da parte dei coordinatori locali. Si è voluto in tal modo dare visibilità e riconoscimento al lavoro svolto dai Coordinamenti e contemporaneamente sensibilizzare alla cultura della donazione. E chi meglio degli operatori stessi poteva mettere in scena in maniera intensa e veritiera il proprio vissuto? Attraverso la metodologia del Self-Theatre, strumento utilizzato da Te.D.-Teatro d’Impresa® per progetti formativi e comunicativi particolarmente efficaci, ciò è stato possibile con successo e soddisfazione sia per i partecipanti coinvolti in prima persona in tutte le fasi della realizzazione dello spettacolo, che per gli spettatori.

Lo spettacolo Dire, fare, donare ha avuto un forte impatto in entrambi i sensi perché i partecipanti hanno espressamente dichiarato di sentirsi molto arricchiti dall’indimenticabile esperienza e gli spettatori sono rimasti profondamente colpiti sia dai contenuti della rappresentazione, sia dalla performance di persone a loro vicine, conosciute sia sul piano personale che lavorativo, ma non in quella veste assunta sul palcoscenico. Assistere alle prove ha dimostrato come e quanto l’esperienza teatrale sia coinvolgente e impegnativa e come riesca ad emozionare intensamente facendo scoprire i propri punti di forza e vincere il timore di mettersi in gioco. Vivere insieme ai protagonisti dietro le quinte e vedere l’impegno e il faticoso lavoro di ognuno per dare il meglio in quella veste insolita, allentando la comprensibile tensione con qualche momento ironico per sdrammatizzare, è stata proprio una bella esperienza anche dal punto di vista umano.

I cinque operatori trasformati in attori hanno intrattenuto il pubblico interpretando cinque scene per circa un’ora. Scene che hanno commosso con temi molto drammatici e dolorosi, sottolineando però come il dolore, terribile e talvolta incolmabile per la perdita di una persona cara, possa assumere un senso e aprire uno spiraglio di speranza e conforto scegliendo di percorrere la strada della donazione. Ma anche scene che hanno fatto sorridere dove era possibile ironizzare, ad esempio sulla scarsa cultura della donazione e sui pregiudizi che purtroppo caratterizzano parte della popolazione comune.

Pertanto la promessa del titolo Dire, fare, donare che ricorda un famoso gioco fatto da ragazzi, è stata ampiamente mantenuta e lo spettacolo è stato un vero e proprio dono agli spettatori. Le reazioni intense e positive del pubblico hanno confermato che la pièce teatrale ha comunicato un agire concreto e generoso in maniera molto seria e impegnativa, riuscendo a commuovere profondamente ma anche a far sorridere e forse non a caso la rappresentazione si è conclusa, fra gli applausi finali, con la colonna sonora del famoso film La Vita è bella.

Il felice epilogo del progetto formativo di EIDON e Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, ha avuto un pubblico composto in gran parte da personale interno e considerato il forte impatto emotivo avuto su persone facenti parte del contesto rappresentato, si può immaginare quale valenza comunicativa potrebbe avere lo spettacolo su un pubblico di gente comune che potrebbe in tal modo essere fortemente sensibilizzata alla cultura della donazione. Infatti se lo spettacolo è stato un ottimo strumento di comunicazione interna lo sarebbe senz’altro anche all’esterno come preziosa informazione sull’attività di realtà importanti per ognuno di noi come quella rappresentata dalla Fondazione Banca degli Occhi del Veneto.

Una realtà con una storia interessante da conoscere perché a distanza di 20 anni dalla sua nascita (1987) e di ben 101 anni dal primo trapianto di cornea andato a buon fine (1906), di strada ne è stata fatta. Come in moltissimi altri campi, negli ultimi 10 anni sono stati fatti passi significativi nel campo della cheratoplastica (trapianto di cornea). Fondazione Banca degli Occhi del Veneto è un ente no-profit e onlus, organizzazione non lucrativa di utilità sociale, che considera le persone da un punto di vista organico, psicologico e affettivo. La sua missione è duplice: fare in modo che la donazione delle cornee sia una scelta consapevole e migliorare la qualità della vita di chi è affetto da patologie oculari.

Anche la Fondazione negli ultimi 10 anni ha intrapreso un intenso percorso di sviluppo che, grazie anche all’aumento delle donazioni in Veneto, l’ha portata ad acquisire l’autosufficienza senza aver più bisogno di importare tessuti corneali dagli Stati Uniti e riducendo a un mese i tempi di attesa per il trapianto. Garantisce un prelievo di cornee in tutti gli ospedali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia effettuato in maniera sicura e professionale per salvaguardare la qualità dei tessuti prelevati e la fisionomia del donatore che non viene in alcun modo alterata. È la prima banca degli occhi europea per raccolta e distribuzione dei tessuti corneali a scopo di trapianto e ricerca ed è Centro di Riferimento per gli Innesti Corneali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Inoltre dal 2002 è Centro Regionale di Ricerca sulle Cellule Staminali Epiteliali del Veneto.

Materia delicata e dolorosa quella della donazione di organi, ma anche fonte di speranza di vita o di migliore qualità della vita per molti. È regolamentata dalla legge sui trapianti n° 91/99 e gli operatori che agiscono in questo contesto devono avere spiccate doti umane ed etiche oltre che professionali. Gli operatori dei Coordinamenti Locali che si occupano del Procurement entrano in contatto diretto con i potenziali donatori e con i loro familiari, curano gli aspetti amministrativi degli interventi legati al prelievo, comunicano i dati del donatore al Centro Regionale competente e al Centro Nazionale per una corretta e tempestiva assegnazione degli organi. Inoltre si occupano di educazione e informazione attraverso attività che comunichino e sviluppino la cultura della donazione nella popolazione nel territorio di propria competenza.

Per svolgere la loro attività devono seguire un accurato percorso formativo e nella realtà della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto si occupa della loro formazione permanente il Centro di Formazione e Studi EIDON che studia i percorsi per formare al meglio i professionisti del processo donazione-trapianto in base a un’accurata analisi dei bisogni formativi che emergono sul campo. I percorsi formativi di EIDON sono applicati nell’ambito della Donazione e Procurement, ma sono rivolti anche agli operatori delle Banche degli Occhi (Eye Bankers) e ai clinici, chirurghi e ottici con appositi corsi specialistici.

Il corso specifico su Donazione e Procurement si pone principalmente questi obiettivi: sapere, saper fare, saper essere, saper divenire. Gli step del percorso partono da un approccio analitico con “la cultura della donazione e l’etica della salute”, poi si passa ad approfondire il passaggio “dalla donazione al trapianto dei tessuti”, per poi passare ai corsi per formare e preparare gli operatori ad una corretta “relazione d’aiuto con i familiari dei donatori” e all’impostazione e messa in pratica di un’efficace comunicazione per sensibilizzare alla donazione sia la popolazione che gli operatori sanitari. È in questo contesto che è nata l’idea di mettere in atto il percorso formativo Progetto Shakespeare e di realizzare lo spettacolo Dire, fare, donare perché le metodologie teatrali sono uno strumento formativo molto efficace per percorrere in maniera esperenziale il proprio cammino verso gli obiettivi di sapere, saper fare, saper essere e saper divenire.

Tornando, per concludere, allo spettacolo, sono doverosi i complimenti per l’impegno di tutti coloro che vi hanno collaborato e per la bravura degli attori che lo hanno interpretato, ma soprattutto complimenti e grazie per il loro lavoro quotidiano.

Riccarda Patelli Linari

Te.D.-Teatro d'Impresa





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